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Withania somnifera (Ashwagandha) - Smart Drugs

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WithaniaNome: Withania somnifera - ashwagandha  Famiglia: Solanaceae

Genere: Withania   Specie: Withania somnifera (L.) Dunal

Sinonimi: ashwagandha, winter cherry, ginseng indiano

Provenienza: India, Sud Africa, Asia orientale, bacino del Mediterraneo.

Principio attivo: La maggior parte dei costituenti sono witanolidi (lattoni steroidali con lo scheletro dell’ ergostano) ed alcaloidi quali: witaferina A, witanolide I, II, III, A, D, E, F, G, H, I, J, K, L ed alcaloidi quali anaferina, isopellaterina.

 

Sono state distinte ben 23 specie diverse di piante appartenenti al genere Withania, di cui però solo la Withania somnifera sembra

possedere proprietà medicamentose. I principi attivi sono concentrati soprattutto nelle radici e nelle bacche della pianta, ma

anche nelle foglie e nel fusto. Al momento, sono stati riconosciuti e separati 12 alcaloidi, 35 witanolidi e diversi sitoindosidi.

La maggior parte delle proprietà ascritte all’ashwagandha sono tuttavia attribuite, ad oggi, ai due witanolidi principali: witaferina

A e witanolide D (1). La concentrazione dei principi attivi nella pianta varia a seconda che essi vengano estratti dalle radici

(0,066% witaferina A, 0,193% witanolide D), dal fusto (0,048% witaferina, 0,007% witanolide D) o dalle foglie (0,238% witaferina

A, 0,003% witanolide D). In uno studio effettuato su cinque diverse piante di ashwaganda sono state rilevate concentrazioni

di witaferina variabili tra lo 0,3-0,8% nelle foglie, 0,1% nel fusto e tra lo 0,007 e lo 0,1% nelle radici (3). Non risultano

dalla letteratura dati relativi alla concentrazione dei principi attivi nelle bacche.

 

Uso storico

La Withania somnifera, anche conosciuta con il nome di ashwagandha, ginseng indiano o ciliegia d’inverno, rappresenta una

pianta importante nell’ambito della medicina ayurvedica e tradizionale indigena da oltre 3000 anni. Storicamente, la pianta

è stata utilizzata come afrodisiaco, tonico per il fegato, antinfiammatorio, astringente, e, più di recente, nel trattamento della

bronchite, dell’asma, dell’ulcera, dell’insonnia e della demenza senile.

 

Uso attuale

Attualmente l’ashwagandha viene utilizzata nella medicina ayurvedica soprattutto come adattogeno. Gli adattogeni rappresentano

una classe di composti (vegetali) che, secondo la tradizione ayurvedica, sono in grado di indurre nell’organismo

ammalato condizioni di accresciuta resistenza alle malattie stesse. Gli adattogeni sono relativamente innocui, non hanno uno

specifico meccanismo d’azione, normalizzano le condizioni patologiche e sono generalmente rappresentati dai glicosidi ed

alcaloidi delle piante. Diversi studi clinici e ricerche effettuate sugli animali sembrano supportare l’utilizzo dell’ashwagandha

nel trattamento dell’ansia, dei disordini neurologici e cognitivi, nelle infiammazioni.

 

Legislazione

Non si conoscono restrizioni particolari nell’uso dell’ashwagandha o dei suoi principi attivi in Italia, sebbene in un disegno

di legge datato 10 maggio 1996 (Norme in materia di erboristeria e di piante officinali), i semi dell’aswagandha siano inseriti

in un elenco di prodotti non vendibili in erboristeria. Non sono noti provvedimenti legislativi restrittivi a carico dell’ashwagandha

o dei suoi principi attivi nei diversi paesi della Comunità Europea. In Canada l’ashwagandha è inserita in un

elenco di prodotti cosmetici e per la cura della persona per i quali si richiede di stabilire la potenziale tossicità.

 

Effetti farmacologici

Gli effetti biologici e farmacologici dell’ashwagandha sono da attribuire ai witanolidi, lattoni steroidei in essa contenuti.

L’ashwagandha possiede proprietà antistress, anti-infiammatorie, immunomodulanti, antitumorali, antiossidanti ed emopoietiche.

Inoltre la sua somministrazione esercita, attraverso meccanismi d’azione non del tutto chiariti, effetti sul sistema endocrino,

sugli apparati cardiovascolare e respiratorio e sul sistema nervoso centrale.

Alla base delle proprietà adattogene (anti-stress) sembra esserci una inibizione dell’up-regulation dei recettori dopaminergici

indotta dallo stress a livello del corpo striato. L’effetto immunostimolante sembra invece essere correlato alla capacità

della pianta di indurre la sintesi di monossido d’azoto (NO) da parte dei macrofagi.

Tra i principi attivi presenti nell’ashwagandha dotati di proprietà antineoplastiche, la witaferina A sembra essere il più promettente,

nonostante il suo meccanismo d’azione non sia ancora stato completamente chiarito (9). La sostanza sembra possedere

delle potenti proprietà anti-angiogeniche che la rendono particolarmente interessante nella ricerca associata allo sviluppo

di nuovi farmaci antitumorali. In vitro la witaferina A inibisce la proliferazione cellulare agendo sulla sintesi nucleica

e proteica con effetti citotossici. Esperimenti effettuati su linee cellulari tumorali umane (polmone, mammella, sistema

nervoso centrale) hanno confermato queste proprietà della witaferina A e di 12 altri composti estratti dall’ashwagandha.

L’effetto antitumorale della witaferina A è stato osservato anche con la witaferina E. Le proprietà antitumorali della witaferina

A e del witanolide D sono state studiate anche in vivo sul sarcoma-180 di topo. Anche in questo caso i risultati sono

stati incoraggianti; i due composti sono in grado di inibire la sintesi di RNA entro 30 minuti dalla loro somministrazione agli

animali da laboratorio.

I witanolidi agiscono come precursori ormonali in grado di essere convertiti, al bisogno, in ormoni attivi. In uno studio condotto

in doppio cieco, 42 pazienti affetti da osteoartrite sono stati trattati con una miscela di erbe contenente ashwagandha o

con placebo per una durata di tre mesi. Durante tutte le fasi del trattamento sono stati valutati il dolore, il grado di disabilità,

la velocità di eritrosedimentazione (VES) e sono stati eseguiti controlli radiologici. Gli individui trattati con la miscela

hanno mostrato una significativa riduzione del grado di severità del dolore e del grado di disabilità rispetto ai controlli; pur

non mostrando nessuna modificazione degli altri parametri valutati.

La Withania somnifera possiede attività anticonvulsivante, tale proprietà sembra essere correlata ad una interazione con il

sito per i barbiturici presente a livello del recettore per il GABA.

L’attività antinfiammatoria degli estratti di Withania somnifera è stata studiata nel modello sperimentale del granuloma indotto

dalla somministrazione di carragenina. Questi studi hanno permesso di dimostrare che la Withania somnifera riduce la sintesi

di collageno e il quantitativo di glucosaminoglicano contenuta nel tessuto granulomatoso.

In un altro studio, condotto da Somasunderam e coll., l’infiammazione è stata indotta mediante iniezione di formalina nell’arto

posteriore del ratto. Tale condizione provoca un malassorbimento di glucosio nel tratto intestinale valutabile in vitro.

Nei ratti trattati con ashwagandha o con il farmaco antinfiammatorio ossifenbutazone il malassorbimento non si verifica;

facendo così ipotizzare che l’ashwagandha produce effetti antinfiammatori simili a quelli indotti dall’ossifenbutazone e con

un meccanismo d’azione presumibilmente legato all’inibizione della cicloossigenasi.

L’ashwagandha incrementa l’attività dei macrofagi peritoneali esercitando così un effetto antimicrobico. L’azione antibatterica

della pianta è stata dimostrata in un recente studio in cui è stato osservato che la somministrazione orale di un suo

estratto acquoso riduce la carica batterica presente negli organi vitali e incrementa il tempo di sopravvivenza in topi infettati

con Salmonella typhimurium.

Altri effetti farmacologici osservati in laboratorio comprendono un lieve effetto inotropo e cronotropo (witanolidi), proprietà

ipocolesterolemizzanti (beta-sitosterolo), effetti nootropici dovuti ad incremento dell’attività colinergica.

 

Tossicità

In uno studio di tossicità cronica condotto su ratti, la somministrazione di una dose di 100 mg/kg di estratto per 30 giorni ha

provocato una significativa riduzione del peso della milza, del timo e delle ghiandole surrenali insieme ad un incremento dei

livelli di fosfatasi acida.

Nel topo, dopo somministrazione intraperitoneale dell’estratto alcolico, la DL50 è di 1260 mg/kg.

Sempre nel topo, in seguito a somministrazione orale della sola frazione di alcaloidi, la DL50 è 432 mg/kg. La morte negli animali

avviene per paralisi respiratoria e convulsioni di tipo clonico.

Dati relativi alla tossicità acuta della witaferina A Nel topo: DL50 dopo somministrazione intraperitoneale: 54 mg/kg.

Non sono noti dati di tossicità relativi al witanolide D.

 

Effetti avversi

Dosaggi elevati di ashwagandha possono causare disturbi gastrointestinali, vomito e diarrea. Negli animali da laboratorio la

frazione alcaloidea produce un effetto sedativo che può portare a depressione respiratoria con l’aumento delle dosi. Alcuni autori

sconsigliano di assumere gli estratti della pianta in associazione con alcool, barbiturici ed ansiolitici in genere. In particolare

uno studio condotto da Malhotra e coll. ha evidenziato la capacità dell’ashwagandha di potenziare l’effetto sedativo del

pentobarbital. Lo stesso studio ha dimostrato che nei topi gli alcaloidi dell’ashwagandha possono incrementare la tossicità della

metamfetamina e del metrazolo.

Ratti trattati con ashwagandha per un periodo compreso tra 10 e 14 giorni hanno sviluppato disturbi renali (calcoli renali e degenerazione

tubulare), epatici (degenerazione centrilobulare) e respiratori (edema peribronchiale e perivenoso).

Recentemente è stato riportato in letteratura il caso di una donna di 32 anni che ha manifestato i sintomi di una tireotossicosi,

in seguito all’assunzione di ashwagandha per il trattamento della sindrome da fatica cronica, risoltosi spontaneamente alla

sospensione del trattamento. Questo caso, pur non trovando altri riscontri in letteratura, viene confermato da studi su animali

nei quali l’effetto tireotossico dell’ashwagandha è stato imputato ad incremento degli ormoni tiroidei.

 

Interazioni farmacologiche

LaWithania somnifera può avere un effetto sedativo.

Potenziali interazioni farmacologiche possono verificarsi con:

• anticonvulsivanti

• antipsicotici

• benzodiazepine

• barbiturici (fenobarbital)

• fenitoina

• primidone

• antidepressivi triciclici

• acido valproico

• zolpidem

Pertanto è consigliabile non associare derivati della pianta a farmaci che deprimono il sistema nervoso centrale e sospenderne

l’assunzione in prossimità di eventuali interventi chirurgici che prevedono l’anestesia generale.

 

Effetti in gravidanza

L’ American Herbal Products Association ha assegnato l’ashwagandha alla classe 2b (da non usare in gravidanza). La pianta

può avere un possibile effetto abortivo.

 

 

Riferimento: Manuale sulle Smart Drugs del Ministero della Salute

Io ho da gestire un

Io ho da gestire un fitoterapico contenente withaferina da ashwaganda e acidi boswellici da boswellia il fitoterapico è indicato nei dolori ossei di medio bassa intensità come ad esmpio nei dolori ossei mattutini e comunque cronici

Vorrei sapere se queste indicazioni sono solo collaterali oppure sono la parte importante dei 2 fitoterapici.

Lamberto Cateni  (lcateni@yahoo.it)

Interessante fitofarmaco

Interessante fitofarmaco

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