"Sporchi da morire" per colpa degli inceneritori

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E' vero che gli inceneritori fanno male? Quali sono i rischi concreti per la salute? Quali le possibili alternative? Interviste, filmati, reportage esclusivi tra Italia, Stati Uniti, Francia, Inghilterra e Austria compongono questo documentario che è anche un progetto di partecipazione al quale hanno aderito 35.000 persone (i cui nomi scorrono tutti nel corso del film) e che si avvale della consulenza e partecipazione attiva di Stefano Montanari e Antonietta Gatti, ricercatori e studiosi di patologie causate dalle nano-particelle derivanti dagli inceneritori, polveri di dimensioni così microscopiche da poter "entrare all'interno dei globuli rossi e delle cellule che, prolificandosi, possono far entrare in contatto le nano-particelle con il Dna, provocandone la rottura e, quindi, la possibile insorgenza di cancro e di tutta una serie di patologie importanti", spiegano i due ricercatori nel documentario".

Si spiegherebbe così anche perché "di cancro si muore sempre meno, ma ci si ammala sempre di più", spiega Montanari fornendo due dati oggi, nel corso dell'anteprima del documentario al Cinema L'Aquila di Roma : "fino al 2011 avevamo il record di incremento dei cancri infantili: +1,9% l'anno, percentuale che a Brescia, dove c'è l'inceneritore piu' grande d'Europa, sale al 4%.

A marzo 2011 è stata pubblicata la nuova statistica secondo la quale siamo passati dall'1,9% all'8% di aumento annuo".

La tesi del documentario "Sporchi da morire" è che tutto ciò che viene bruciato diventa invisibile, trasformandosi in polveri tanto più nocive quanto più sono sottili, e sono tanto più sottili quanto più è alta la temperatura alla quale si inceneriscono i rifiuti. Come dire: non vediamo più i rifiuti, ma li respiriamo (un inceneritore medio, si racconta nel documentario, immette nell'aria mediamente 200 composti chimici).

Motivo per cui gli Stati Uniti non costruiscono più impianti di questo genere dal 1995. In California si punta tutto su riciclaggio e compostaggio; San Francisco è già al 70% di differenziata, così come Palo Alto. Ma anche in Italia qualche modello a cui guardare c'è: la nostra San Francisco si chiama Vedelago, il cui impianto di riciclaggio differenzia producendo anche granulato a matrice plastica, che poi viene immesso nel mercato in quanto materia prima seconda.

Il documentario si avvale dei contributi di numerosi esperti del settore, tra questi da Paul Connet, teorico della strategia "Zero Rifiuti"; Patrizia Gentilini, oncologa e membro dell'associazione Medici per l'Ambiente; i sindaci delle città virtuose della Silicon Valley, Palo Alto e Barkeley; il sindaco di San Francisco Gavin Newson; il biologo Gianni Tamino e il medico oncologo dell'Isde Valerio Gennaro; Dick Van Steenis che ha mappato la ricaduta dell'inquinamento sui bambini inglesi e i rappresentanti di comitati e associazioni internazionali.

 

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