Ephedra sinica (Ma huang) - Smart Drugs
Nome: Ephedra sinica Famiglia: Ephedraceae
Genere: Ephedra L Specie: Ephedra sinica Stapf
Sinonimi: Mao; Ma-Huang Provenienza: Asia (Cina, Corea, Giappone).
Principio attivo
L’efedrina, la d-pseudoefedrina, la N-metilefedrina, la N-metilpseudoefedrina, la
norpseudoefedrina e la norefedrina (fenilpropanolamina) sono i principi attivi contenuti nell’Ephedra
sinica. L’efedrina, alcaloide principale della pianta, è un solido cristallino, di colore bianco, dal sapore
amaro e dall’odore lievemente aromatico. L’efedrina ed il suo isomero ottico, la pseudoefedrina, sono strutturalmente molto
simili alla metamfetamina e alla dobutamina. I laboratori clandestini, che sintetizzano illecitamente anfetamina e derivati amfetaminici,
utilizzano una semplice deidrogenazione per ottenere metamfetamina a partire dall’efedrina. L’efedrina contiene due
atomi di carbonio asimmetrici; solo l-efedrina e l’efedrina racemica sono utilizzate nella pratica clinica.
Le parti aeree delle diverse specie di Ephedra contengono percentuali variabili (ma comunque comprese tra lo 0,02% ed il 3,4%)
di sei alcaloidi concentrati essenzialmente a livello degli internodi dei fusti. L’efedrina è l’alcaloide presente in quantità dominante
(50-85% degli alcaloidi contenuti nell’erba essiccata), seguito dalla d-pseudoefedrina (~25%) e da minor quantità di norefedrina,
norpseudoefedrina, metilefedrina, metilpseudoefedrina. Sono altresì presenti: glicani (efedrani A-E), oli volatili (limonene,
carofillene, fellandrene ed altri); piccole quantità di saponine, catechine e tannini.
La norefedrina è strutturalmente identica alla fenilpropanolammina, una molecola sintetica utilizzata in passato per perdere peso
e come decongestionante della mucosa nasale, finché diversi studi hanno dimostrato l’aumentato rischio di ictus dopo trattamento
con tale sostanza e hanno spinto le industrie farmaceutiche a ritirare volontariamente dal commercio tutti i prodotti a base
di fenilpropanolammina. La fenilpropanolammina è una miscela racemica di norefedrina: in realtà l’Efedra sinica contiene solamente
l’isomero (-). La fenilpropanolammina sembra avere importanti interazioni a livello farmacodinamico con la caffeina,
tanto che la Food and Drug Administration americana ha messo al bando la combinazione tra le due molecole sin dal 1983.
Uso storico
Il termine cinese Ma-huang potrebbe essere grossolanamente tradotto in italiano come “astringente giallo”, “equiseto giallo”,
o, ancora, “canapa gialla” (il termine huang significa giallo; ma può avere invece significati differenti) ed indica in
maniera specifica le parti aeree dell’Ephedra sinica. La medicina tradizionale cinese riconosce proprietà medicamentose agli
steli verdi della pianta, che vengono essiccati, bolliti in acqua calda e somministrati sottoforma di tè. La dose consigliata corrisponde
a 1,5-9 gr di decotto d’erba al giorno. Altre tre specie di Ephedra sembrano contenere alcaloidi, sebbene non siano
riconosciute dalla farmacopea cinese (Ephedra minuta Florin, Ephedra distachya L., Ephedra gerardianaWall).
La Ephedra gerardiana viene utilizzata da tempo immemorabile nella medicina tradizionale Indiana. Sebbene in passato la Cina abbia
rappresentato il maggior produttore di ma-huang nel mondo, attualmente l’India ed il Pakistan sono riconosciuti tra i principali
produttori della pianta. In passato l’efedrina, il principio attivo dell’Ephedra sinica, è stata utilizzata nel trattamento
della sindrome di Stokes-Adams e come stimolante del sistema nervoso centrale nella narcolessia e negli stati depressivi.
L’efedrina ed i suoi sali sono stati utilizzati nel trattamento di forme lievi di asma bronchiale e di broncospasmo; attualmente
però i broncodilatatori più selettivi (β2-stimolanti) ne hanno soppiantato l’uso, in virtù del fatto che l’efedrina è in grado
di stimolare anche i recettori α e β1adrenergici. L’efedrina è stata anche utilizzata per contrastare l’incontinenza urinaria, sebbene
la sua efficacia in questo senso non sia stata chiaramente dimostrata. In effetti, l’efedrina causa ritenzione urinaria,
soprattutto negli uomini con iperplasia prostatica benigna. È stata anche utilizzata nel trattamento dell’ipotensione arteriosa
che interviene a seguito di anestesia spinale.
Uso attuale
La maggior parte degli integratori alimentari contenenti Ephedra sinica, sono commercializzati con l’indicazione di fornire
un aiuto per perdere peso o migliorare le prestazioni atletiche di chi l’assume. Spesso tali integratori vengono però venduti
in associazione ad altri prodotti contenenti fonti naturali di caffeina (Paulinia cupana o guaranà e Cola nitida o kolanut), al
fine di aumentare gli effetti dell’efedrina e per ottenere una combinazione di droghe definite “eccitanti” da usare ad esempio
in discoteca. Un quantitativo tipico di caffeina offerto nei “mix” di erbe varia tra i 40 ed i 200 mg di prodotto. Si stima
che, solo nel 1999, 12 milioni d’individui, negli Stati Uniti, abbiano usato 3 miliardi di dosi d’alcaloidi dell’Efedra.
Negli smart-shop italiani si commercializzano prodotti a base di Efedra estremamente eterogenei sia per quel che riguarda il
contenuto di principio attivo che per l’associazione con altri estratti vegetali contenenti molecole farmacologicamente attive
(caffeina, teobromina, teofillina). Molti dei prodotti in commercio contengono associazioni di Efedra e kola nut (caffeina),
sida cordifolia (efedrina), guaranà (caffeina), ginseng (ginsenosidi), damiana (damianina), yohimbe (yohimbina). Tali associazioni
dovrebbero potenziare gli effetti del singolo componente della miscela. Non a caso, spesso i prodotti erboristici a
base di efedrina vengono definiti con il nome generale di “herbal ecstasy”. Il consumo a dosi incontrollate di questi preparati
può portare all’assunzione di un quantitativo tale di principio attivo da risultare pericoloso. L’efedrina viene infatti largamente
utilizzata come simpaticomimetico a scopo voluttuario, e per le sue capacità lipolitiche nelle diete alimentari soprattutto
in associazione con altre sostanze quali caffeina ed acido acetilsalicilico.
Le preparazioni a base di Ephedra sinica vengono pubblicizzate in modo suadente, invitante e rassicurante. Riportiamo a titolo
di esempio come viene reclamizzato uno di questi prodotti: «…(omissis)….giudicato dagli utilizzatori smaliziati come la
miglior herbal ecstasy sul mercato, produce una incredibile ondata di benessere ed energia che pervade tutto il corpo avvolgendolo
in una gentile e provocante sensazione di brividini su e giù per la schiena. È il più venduto herbal ecstasy nei Vitamin
Store e Smart Shops d’Europa. È usato anche da molti salutisti per aiutare la perdita di peso ed aumentare l’energia. (omissis)…
è sicuro perché prodotto secondo le rigorose disposizioni delle leggi statunitensi (Food, Drug and Cosmetic Act)».
Legislazione
In Italia né l’efedrina, né la pseudoefedrina, né la metilefedrina, la metilepseudoefedrina o la norefedrina, così come né l’intera
pianta o parti di essa sono incluse nella tabella I di cui all’articolo 14 della legge 309/90. È invece inclusa nella suddetta
tabella la norpseudoefedrina (o catina). L’efedrina, la pseudoefedrina e la norefedrina tuttavia sono inserite nella categoria
1 dell’allegato I per le sostanze classificate di cui al decreto legislativo n.258 del 12 Aprile 1996 (G.U.112 del 15/05/1996)
che riguarda il recepimento della direttiva 92/109/CEE relativa alla fabbricazione e all’immissione in commercio di talune
sostanze impiegate nella fabbricazione illecita di sostanze stupefacenti e psicotrope. Tale allegato è presente nel Testo aggiornato
della legge 309/90 (G.U. n.62 del 15/03/06). L'efedrina, la pseudoeferina e la metilefedrina sono inserite nella lista dei
farmaci, delle sostanze biologicamente o farmacologicamente attive di cui all'articolo 1 della legge n. 376/00: “Disciplina
della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping” pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n 294 del 18
dicembre 2000. Tale lista è stata approvata con Decreto Ministeriale del 15 ottobre 2002 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
n. 278 del 27 novembre 2002.
Un campione di urine viene giudicato positivo ad un controllo antidoping quando presenta una concentrazione di efedrina
pari o superiore a 10 μg/ml.
La regolamentazione di tale sostanza è tuttavia disputa di controversie nonostante evidenze scientifiche mostrino pesanti
effetti collaterali a carico del sistema cardiovascolare e del sistema nervoso centrale. Pertanto a causa delle reazioni avverse
è possibile asserire che i preparati “erboristici” a base di efedrina possono risultare particolarmente pericolosi anche in rela-
zione con la possibilità che una sensibilizzazione “non grave” (legata alla suscettibilità individuale nei confronti dell’efedrina)
si trasformi, compatibilmente con le condizioni generali del soggetto e con eventuali patologie preesistenti, in patologie
più importanti con esito talvolta fatale.
Per comprendere quale sia il quantitativo necessario di efedrina da assumere per ottenere un campione di urine positivo al
controllo antidoping, si riporta come esempio un lavoro pubblicato da Lefebre et al. nel 1992 (8) in cui è stata analizzata
l’escrezione urinaria di efedrina a seguito dell’assunzione di quattro dosi in ciascuna delle cavità nasali di una soluzione commerciale
di efedrina (spray nasale), ad intervalli di due ore, per un totale di circa 14 mg di efedrina somministrati. I livelli
d’efedrina riscontrati nelle urine variavano tra 0,9 e 16,5 μg/ml, mentre la percentuale media di recupero della sostanza entro
10 ore dall’assunzione era pari al 33 %. Secondo gli stessi autori, l’uso di una formulazione commerciale tipo spray nasale
d’efedrina a dosi terapeutiche può dare luogo ad una concentrazione media di principio attivo nelle urine pari a circa 5 μg/ml.
Per la Svizzera ed i paesi Europei i prodotti contenenti derivati dell'efedrina sono registrati quali prodotti farmaceutici acquistabili
solo con ricetta medica.
Recentemente, la Food and Drug Administration (FDA), l'organismo americano responsabile per il controllo di prodotti farmaceutici
ed alimentari, sulla base dei dati scientifici a disposizione riguardanti la farmacologia dell’efedrina e dei composti
similari e gli eventi avversi riportati a seguito dell’assunzione di integratori dietetici a base di efedrina, ha concluso che i
suddetti integratori comportano rischi per la salute a breve e lungo termine. Per tale motivo, la medesima FDA ha ritenuto
di disporre che gli integratori alimentari a base d’efedrina devono essere considerati come adulterati ed ha deciso di proibire
tutti i prodotti che contengano dei derivati dell'efedrina.
Inoltre tale sostanza risulta inserita nelle lista delle sostanze proibite pubblicata dalla World Antidoping Agency (WADA).
Proprietà farmaco-tossicologiche
Le proprietà farmacologiche dell’efedra sono dovute alla presenza di efedrina, pseudoefedrina ed altri alcaloidi strutturalmente
correlati. L’efedrina e la pseudoefedrina sono agenti simpaticomimetici dotatati di attività agonista, sia diretta che indiretta,
nei confronti dei recettori alfa e beta-adrenergici e stimolante il sistema nervoso centrale.
L’efedrina può essere assunta per via inalatoria (i sali di efedrina sono usati come decongestionanti nasali) e viene assorbita
bene anche attraverso la cute sotto forma di unguento. Gocce di efedrina allo 0.1 % applicate agli occhi sono efficaci per il
trattamento della congiuntivite allergica. Quando l’efedrina viene somministrata per via orale per i suoi effetti broncodilatatori
e decongestionanti, la dose media è di 25-50 mg/kg/die da ripetere se necessario ogni 3-4 ore. La dose totale giornaliera
non dovrebbe comunque superare i 150 mg. La dose pediatrica è di 2-3 mg/kg/die di peso corporeo o 100 mg/m2/die di
superficie corporea, suddivise in 4-6 dosi. In caso di somministrazione parenterale, deve essere iniettata la minima dose
efficace (12,5-25 mg).
Dopo somministrazione orale l’efedrina viene rapidamente e completamente assorbita a livello intestinale. Una volta assorbito
il composto raggiunge il picco plasmatico dopo un’ora dall’assunzione e presenta un elevato volume di distribuzione.
L’emivita plasmatica della sostanza varia da 3 a 6 ore a seconda del pH urinario. Tuttavia i suoi effetti farmacologici perdurano
per circa 1 ora. L’efedrina ed i composti ad essa correlati sono lipofili e possono attraversare la barriera emato-encefalica
interagendo con il sistema nervoso centrale.
Solo una piccola parte di efedrina viene metabolizzata ad opera del fegato; le principali reazioni che la sostanza subisce sono
N-demetilazione (8-20%) e deaminazione (4-13%). La maggior quota di efedrina (circa il 53-74%) viene invece escreta in
forma immodificata con le urine. L’escrezione urinaria, per la presenza di un amino gruppo ionizzabile, viene favorita dal
pH acido delle urine.
A livello centrale l’efedrina esercita un potente effetto stimolante; ha trovato impiego come anoressizzante centrale contenuto
in prodotti dimagranti e per il trattamento della narcolessia e degli stati depressivi.
A livello cardiovascolare determina incremento della forza di contrazione del cuore, aumento dell’output cardiaco e vasocostrizione
periferica. Ciò si traduce in un aumento sia della pressione sistolica che della diastolica.
L’alcaloide, stimolando i recettori adrenergici, induce rilassamento della muscolatura liscia bronchiale, riduzione del tono e
della motilità intestinale, rilassamento delle pareti vescicale e riduzione dell’attività uterina.
Effetti avversi
I più comuni effetti avversi centrali associati all’uso di efedrina sono: tremori, stati di ansia e di confusione, irrequietezza,
insonnia e stati psicotici; in seguito ad overdose possono invece manifestarsi psicosi paranoiche e allucinazioni.
A livello cardiovascolare l’efedrina può indurre ipertensione arteriosa, vasocostrizione, tachicardia, palpitazioni, ischemia
del miocardio e arresto cardiaco. Inoltre l’alcaloide può predisporre all’insorgenza di ictus ischemico o emorragico. In
letteratura viene riportato il caso di una donna di 35 anni affetta da broncospasmo che ha manifestato una cardiomiopatia in
seguito all’uso cronico di dosi elevate di efedrina.
In seguito ad assunzioni ripetute si può avere tachifilassi (riduzione dell’efficacia fino alla perdita dell’effetto). L’overdose da
efedrina si manifesta con nausea e vomito cui seguono cefalea, agitazione, stati di ansia, tremori, tachicardia e ipertensione.
L’eccessivo incremento della pressione può portare ad emorragia cerebrale e ad infarto del miocardio. In seguito ad aritmie ventricolari
si può avere arresto cardiaco e morte.
L’efedrina è controindicata nei casi di ipertensione, ipertiroidismo, feocromocitoma e glaucoma acuto ad angolo chiuso. La sua
assunzione dovrebbe essere effettuata con cautela dai pazienti affetti da ipertrofia prostatica o da insufficienza renale.
Di recente è stata pubblicata sulla rivista scientifica “the Journal of the American Medical Association (JAMA)” una metanalisi
di studi clinici sugli effetti di preparati a base di efedra o di efedrina, utilizzati a scopo dimagrante o per migliorare le
prestazioni atletiche. Nello studio sono stati utilizzati dati provenienti da studi clinici e dal sistema di segnalazione delle reazioni
avverse della FDA. Lo studio ha dimostrato che l’uso di efedra o di efedrina in associazione a caffeina aumenta il
rischio di aritmie cardiache e di disturbi gastrointestinali, psichiatrici e del sistema nervoso autonomo.
Per quanto riguarda le manifestazioni di eventi avversi occorsi a seguito dell’assunzione di integratori alimentari a base di
efedra, ricordiamo che nel 1998, sono stati segnalati alla FDA americana più di 800 casi di effetti collaterali, rappresentati
da psicosi, attacchi cardiaci e ictus. Sempre nel 1998 sono giunte alla FDA circa 16.000 segnalazioni di reazioni avverse
da farmaci provenienti dal database della Metabolife International, uno tra i maggiori distributori di integratori dietetici a
base di efedra presente negli Stati Uniti. Il “Congressional Subcomittee Minority Report” americano ha stabilito che il database
della Metabolife conteneva circa 2000 segnalazioni interessanti per quel che riguarda gli eventi avversi manifestatisi
dopo assunzione di integratori a base di efedra. Tra le segnalazioni riportate vi erano tra l’altro: 3 casi di decesso, 20 casi di
attacco cardiaco, 24 casi di ictus, 465 episodi di dolore toracico e 966 casi di disturbi del ritmo cardiaco. Sono stati riportati
anche 46 casi di sindromi psichiatriche che hanno richiesto ospedalizzazione e 82 casi in cui è risultato necessario l’intervento
delle unità di pronto soccorso. Il report della Metabolife ha inoltre evidenziato che il 96 % delle reazioni avverse da
farmaci gravi (ictus, attacco cardiaco ecc.) si era manifestato alle dosi terapeutiche. Nei casi in cui è stato possibile risalire
all’età delle persone che avevano manifestato reazioni avverse è emerso che il 50% dei consumatori non aveva più di 35 anni
e che la maggior parte di essi aveva goduto sino a quel momento di buona salute.
Interazioni farmacologiche
L’efedrina può interagire con gli inibitori delle monoamminoossidai (MAO) causando un incremento dei livelli di noradrenalina
con conseguente aumento del tono simpatico. In seguito a questa interazione si possono manifestare: cefalea, febbre,
aritmie e crisi ipertensive. Pertanto l’efedrina non dovrebbe essere assunta da pazienti in trattamento con inibitori delle MAO
o da pazienti che hanno sospeso il trattamento con tali farmaci da meno di 14 giorni.
L’efedrina può ridurre l’efficacia farmacologica dei farmaci antipertensivi; associata alla clonidina può causare incremento
dei livelli di noradrenalina ed innalzamento della pressione arteriosa.
L’efedrina se associata ai farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) può favorire l’insorgenza di lesioni a carico della
mucosa gastrica (35). Inoltre la sostanza può incrementare il metabolismo dei corticosteroidi riducendone i livelli plasmatici.
I pazienti asmatici in trattamento con tali farmaci dovrebbero quindi evitare l’assunzione di prodotti a base di efedra (36).
L’escrezione urinaria dell’efedrina è pH-dipendente. I farmaci di seguito elencati sono in grado di alcalinizzare le urine e di
conseguenza rallentare l’eliminazione dell’efedrina:
- Acetazolamide - Antiacidi
- Cloruro di ammonio - Bicarbonato di sodio
Un maggiore rischio di eventi avversi di tipo cardiovascolare (ipertensione, tachicardia o aritmie cardiache) è stato osservato
dopo somministrazione concomitante di efedrina e dei seguenti farmaci:
- Digossina (32) - Fenilpropanolamina
- Ciclopropano (38) - Pseudoefedrina
La reserpina causando deplezione di noradrenalina, può ridurre l’efficacia dell’efedrina (40). La teofillina può causare una
maggiore incidenza degli effetti avversi centrali e gastrointestinali (irrequietezza, insonnia e nausea) che si manifestano in
seguito alla somministrazione di efedrina.
Infine va presa in considerazione l’associazione tra efedrina e caffeina. Quest’ultima infatti può potenziare gli effetti simpaticomimetici
dell’efedrina e causare tachicardia, ipertensione, ictus e aritmie cardiache. L’uso concomitante di queste due
sostanze dovrebbe essere pertanto evitato.
Effetti in gravidanza
L’efedrina è in grado di passare nel latte materno e di attraversare la placenta. L’ingestione della sostanza durante la gravidanza
può causare nel feto iperattività, irritabilità e tachicardia. Per tali ragioni la FDA ha assegnato i prodotti a base di efedra
alla categoria 2c: da non usare in gravidanza e/o durante l’allattamento .
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