Protesi al seno tossiche: non corriamo rischi inutili!
L'azienda oramai è tristemente famosa in tutto il mondo: la PIP di Seyne-sur-Mer, vicino a Marsiglia.
L'azienda è oramai fallita, travolta dagli scandali per aver venduto protesi per il seno che rischiano di essere delle vere e proprie "bombe chimiche", pericolose sotto tanti aspetti:
- troppo fragili (è stato stimato un rischio rottura 7 volte superiore a quello di sicurezza, link)
- con un gel al silicone non idoneo all'uso medico
- con una quantità abnorme di additivi chimici non destinati all'uso medico e potenzialmente molto pericolosi per l'organismo: l'emittente radiofonica francese RTL ha rivelato l'uso di resine usate per la produzione di carburanti, gomma, e altre sostanze "strane" (link).
La famosa azienda riusciva in questo modo a fornire protesi a prezzi altamente competitivi (prezzi di 10 volte più bassi della media).
Il rischio (altissimo!) è quindi lo sversamente all'interno dell'organismo di sostanze altamente nocive (rischio infiammazioni e tumori).
Ogni giorno vengono alla luce nuovi elementi in una storia triste che coinvolge tanta gente comune: fra le trecentomila e le quattrocentomila donne in 65 Stati diversi, dall'Europa all'America Latina, si sono fatte impiantare protesi della 'Pip' (link).
L'Italia sembra che stavolta si stia muovendo in tempi rapidi.
Con un'ordinanza di necessità e urgenza, il ministro della salute Renato Balduzzi ha avviato un censimento che mira a individuare tutti i casi italiani di interventi al seno che hanno richiesto l'impianto di protesi Pip. Il provvedimento, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 29 dicembre (clicca per scaricarlo), impone a tutti gli ospedali e gli ambulatori italiani di redigere un elenco degli interventi realizzati a partire dal primo gennaio 2001 con le protesi della Pip.
In questo modo sarà possibile individuare il numero esatto di protesi Pip impiantate in Italia e, soprattutto, i casi più a rischio, quelli cioè che potrebbero richiedere un immediato intervento di rimozione: nel caso in cui l'intervento si dimostri necessario da un punto di vista clinico il Servizio Sanitario Nazionale si farà carico dei costi necessari per rimuoverle.
Quindi non tutte le donne con i "seni della Pip" potranno rimuoverli a costo zero, ma solo quelle che presentano rischi immediati seoncdo il giudizio del Servizio Sanitario Nazionale, quindi probabilmente solo nel caso di impianti vecchi o già lesionati.
E le altre, possono sentrisi tranquille?
Probabilmente non tanto, considerando che le protesi in questione sono molto più fragili degli standard di sicurezza (link), quindi se anche l'impianto fosse stato fatto recentemente, mantenerlo comporterebbe vivere in costante agitazione.
Il Servizio Sanitario Nazionale si farà carico delle spese di rimozione dell'impianto solo nei casi in cui giudicherà che esiste un pericolo immediato: ma già avere dentro il proprio corpo due "sacche" fragili di materiale tossico non è, di per sè, un pericolo immediato?
La stessa, continua, paura che "usare" il proprio corpo nelle normali attività della vita (sport, lavoro, vita sessuale) possa provocarne la rottura, non è, di per sè, un handicap di cui lo stato dovrebbe farsi carico?
Probabilmente per questi motivi in Francia il ministero della Salute ha raccomandato a tutte le 30.000 donne francesi che se lo sono ritrovato in grembo, la rimozione delle protesi al seno di marca Pip: una misura a titolo preventivo precisano da Parigi (link, video a destra).
- Blog di Sergio
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una tristezza, molte si erano
una tristezza, molte si erano perfino indebitate per rifarsi il seno...
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