Assenzio - Smart Drugs

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NAssenzioome: Artemisia absinthium    Famiglia: Compositae

Genere: Artemisia L      Specie: Artemisia absinthium L

Sinonimi: artemisia maggiore, artemisia romana, alvina, bon maistro, cinz dragon, erba branca, medeghetto, megu, scienzio

Provenienza: Europa (cresce spontanea particolarmente in Italia).

Principio attivo: α- e β-tujone, absintina. Il tujone è un principio attivo contenuto anche nella SalviaOfficinalis.

 

I principi attivi sopra menzionati si trovano soprattutto nelle foglie, negli steli e nelle sommità fiorite della pianta. L’α- ed il β-

tujone, dei monoterpeni, sono molecole entrambe presenti nell’olio essenziale e nelle porzioni aeree dell’Artemisia absinthium,

della Salvia sclarea, del Tanacetum vulgaris e nelle varie specie di ginepro e cedro. Il rapporto tra l’α- ed il β-tujone varia secondo

la fonte vegetale da cui vengono estratti. Nell’Artemisia absinthium le concentrazioni di α- e β-tujone, sono pari a 0,53-

1,22%, e 17,5-42,3%, rispettivamente(1). Basandosi su dati raccolti intorno al IX secolo, risulta che il liquore assenzio, così come

veniva preparato a partire dall’Artemisia absinthium proprio alla fine del IX secolo, contenesse circa 260 ppm di tujone (260

mg/l). Anche alcuni autori ritengono oggi che l’assenzio, così come veniva preparato nel IX secolo, contenesse un quantitativo

elevato di tujone (2). Analisi recenti, tuttavia, non hanno confermato tale ipotesi, rilevando in liquori datati (1930) e preparati

secondo le ricette originali, valori di tujone estremamente più bassi (~1,8 mg/l) (3).

La (+)-absintina, è stata isolata nel 1953 quando è stata anche classificata come il principale guaianolide dimerico estratto

dall’Artemisia absinthium L. La completa struttura molecolare di questo triterpene è stata tuttavia completata solo nel 1980, utilizzando

tecniche quali la risonanza magnetica nucleare e la cristallografia ai raggi-X (4). L’absintina è responsabile del sapore

estremamente amaro della pianta.

 

Uso storico

Le proprietà officinali dell’Artemisia absinthium erano conosciute ed utilizzate fino dall’antichità: sembra infatti che la pianta

venga addirittura citata in un papiro egiziano del 1600 a.C.

Plinio e Plutarco, dal canto loro, nel 150 a.C. riferiscono come l’assenzio venisse utilizzato in qualità di insetticida per i campi.

Tuttavia le foglie ed i fiori dell’Artemisia absinthium sono soprattutto conosciuti in qualità di ingredienti utilizzati per la preparazione

di un liquore particolare, conosciuto, appunto, con il nome di assenzio (6). Storicamente, l’inventore del liquore fu un

medico francese, Pierre Ordinaire, che nel 1792, dopo essere fuggito dalla Rivoluzione Francese, si stabilì a Couvet, in Svizzera.

Come molti medici di campagna, egli preparava da solo i rimedi contro le più comuni malattie utilizzando erbe officinali. In

Svizzera trovò l’assenzio maggiore (Artemisia absinthium) e conoscendo l’uso di tale pianta nei tempi antichi, iniziò a sperimentarlo.

Il Dr. Ordinaire distillò un forte liquore (circa 60°di volume alcolico) contenente oltre all’assenzio anche anice, issopo,

dittamo, acoro, melissa (un tipo di menta) e svariate quantità di altre erbe comuni. Il suo assenzio divenne estremamente

famoso come toccasana a Couvet e fu denominato già da allora la Fée Verte (La Fata Verde). Si dice che alla sua morte Ordinaire

lasciò la sua ricetta segreta alle sorelle Henriod, anch’esse di Couvet, ma alcuni credono che le sorelle producessero il loro

assenzio già molto prima di Pierre Ordinaire. Nel XIX secolo molte distillerie comparvero in Francia e in Svizzera producendo

marchi diversi di assenzio e tale liquore divenne poi noto per la popolarità che ebbe in Francia tra gli scrittori ed artisti parigini

alla fine del XIX secolo e all’inizio del XX (7).

L’assenzio fu l’ispirazione del modo di vivere bohemiènne ed era la bevanda preferita di artisti famosi, come ad esempio Van

Gogh e Toulouse Lautrec. Il liquore non veniva, di solito, bevuto “d’un fiato”, ma consumato dopo un rituale abbastanza elaborato

nel quale uno specifico cucchiaio scanalato contenente un cubetto di zucchero era posto sopra un bicchiere, e dell’acqua

ghiacciata veniva versata sopra di esso sino a raggiungere un volume pari a cinque volte quella del liquore. Gli accessori utilizzati

nei locali dell’epoca erano estremamente stravaganti: i bicchieri ed i cucchiaini dalle fogge bizzarre davano al rito del bere

un’atmosfera fascinosa e piena di mistero.

Il successo dell’assenzio in Europa fu clamoroso, ma altrettanto rapido fu poi il suo declino: scomparve da tutti i mercati

d’Europa e d’oltre oceano in poco più di un decennio. Le ragioni di ciò furono essenzialmente tre: innanzitutto il forte movimento

che si batteva contro l’alcolismo e che attraversò tutta l’Europa nei primi anni del ‘900; poi gli studi scientifici che individuarono

il tujone quale neurotossina in grado di provocare convulsioni e morte negli animali di laboratorio; infine la pressione

esercitata dai produttori di vino francesi che temevano la crescente popolarità dell’assenzio.

 

Uso attuale

Il liquore è conosciuto in Europa con nomi diversi: in Francia, sua patria naturale, è conosciuto con il nome di absinthe, in

Inghilterra con il nome di wormwood, in Germania con il nome di wermuth, in Italia con il nome di assenzio, appunto. Il vermut

prodotto in Piemonte deve il suo nome proprio all’assenzio (dal tedesco Wermuth) che viene usato nella sua preparazione,

e che conferisce al vino un particolare aroma ed uno speciale sapore amaro.

L’absinthe ha solitamente un colore verde pallido (di qui il nome “Fata verde”) ed ha un sapore simile ad un liquore a base di

anice, ma con un aroma più aspro dovuto alle molte erbe usate, ed un retrogusto leggermente amaro. Il contenuto alcolico della

bevanda è estremamente elevato (tra il 45 ed il 90%).

La “fatina verde”, questo liquore che sa d’alchimia, la cui fama è stata alimentata dalla passione d’intere generazioni d’artisti,

sta di nuovo risvegliando l’interesse di una nuova schiera di consumatori, attirati soprattutto dal mito legato all’utilizzo

del liquore. Cosa può attrarre di più, infatti, di una bevanda descritta e rappresentata da artisti famosi e popolari quali Van

Gogh, Toulouse Lautrec, Hemingway, Oscar Wild, Picasso.

 

Legislazione

In Italia, la monarchia vietò l'assenzio dopo un referendum nel 1931, ma il decreto legislativo del 25 gennaio 1992 N. 107 (8), a

dispetto di un articolo di legge mai abrogato, sembra consentire la vendita dell'assenzio in Italia (in e-commerce), per soddisfare

la libera circolazione delle merci in ambito dell’Unione Europea. A livello europeo, l’Allegato II della Direttiva

88/388/EEC (9) sugli aromatizzanti fissa a 0,5 mg/Kg il massimo livello consentito di tujone (α e β) nelle derrate alimentari

e nelle bevande cui sono stati aggiunti aromatizzanti o ingredienti alimentari con proprietà aromatizzanti. Fanno eccezione,

essendo consentiti livelli maggiori di tujone: 1) le bevande alcoliche con non più del 25% in volume di alcol (5 mg/Kg); 2)

le bevande alcoliche con più del 25% di alcol in volume (10 mg/Kg); le derrate alimentari contenenti preparazioni a base di

salvia (25 mg/Kg), le birre (35 mg/Kg). Il tujone non può essere aggiunto come tale al cibo. La Francia e la Gran Bretagna

hanno fissato il quantitativo massimo giornaliero di tujone che può essere assunto da un individuo. In Francia, tale quantitativo

è tra i 15,6 e 44,3 μg/Kg peso corporeo/die. La Gran Bretagna, invece, ha fissato livelli più bassi, e pari, rispettivamente,

a 3,9 e 14,2 μg/Kg peso corporeo/die. Tali valori sono stati ricavati in funzione dei limiti massimi proposti dal

Consiglio d’Europa nel 2000. Il maggior apporto alimentare di tujone sembra derivare dal consumo di Salvia officinalis (o

dai prodotti aromatizzati con la salvia) nonché dalle bevande alcoliche.

In Francia, il Decreto 88-1.024 del 2 Novembre 1988 ha confermato la Legge 16 Marzo 1915 ristabilendo il divieto di vendita

dell'assenzio e di liquori similari ed elencando le sostanze la cui presenza pone il liquore nella medesima categoria di

divieto dell’assenzio.

Negli Stati Uniti l’assenzio inteso come bevanda tradizionale è proibito a causa del contenuto in tujone. Il tujone è proibito come

additivo alimentare in accordo alla sezione 801° del Federal Food, Drug, and Cosmetic Act (agosto 1972).

 

Proprietà farmaco-tossicologiche

Dall’assenzio si estrae un olio essenziale contenente lattoni sesquiterpenici quali absintina, anabsintina, artabsina, anabsina e

anabsinina ai quali si possono ascrivere le proprietà farmacologiche della pianta. La tossicità dell’assenzio è invece da attribuire

al monoterpene tujone e ai suoi metaboliti.

Sono stati identificati due metaboliti urinari neutri: il 3-β-idrossi-α-tujano e il 3-β-idrossi-β-tujano. Questi metaboliti indicano

che la reazione di riduzione è stereospecifica, in virtù della differente configurazione dei due gruppi metilici. Inoltre

esperimenti effettuati su microsomi di topo hanno mostrato come nel metabolismo l’α-tujone generi un metabolita principale,

il 7-idrossi-α-tujone e cinque metaboliti secondari (4-idrossi-α-tujone, 4-idrossi-β-tujone, 8-idrossi-α-tujone, 10-idrossi-

α-tujone ed il 7,8-deidro-α-tujone) (11).

Le reazioni stereospecifiche e le differenze specie-specifiche nel metabolismo dei diastereoisomeri del tujone sono state osservate

nei microsomi epatici di ratto, topo e uomo in vitro, mentre in vivo solo su ratto e topo. La 2-idrossilazione è stata osservata

solamente nel topo, dove il metabolita coniugato rappresenta il maggior metabolita urinario. La 4-idrossilazione dell’α- e

β-tujone rappresenta un’altra via metabolica ed il 4-idrossi-tujone è il principale metabolita urinario nel ratto. La 7-idrossilazione

genera nelle urine di topo un metabolita coniugato secondario. La sito-specificità nella glucuronidazione favorisce la coniugazione

del (2R)-9-idrossi e 4-idrossi-tujone glucuronide rispetto agli altri idrossitujoni (1).

Nella medicina popolare l’assenzio è stato utilizzato nella cura dei sintomi dispeptici, oltre che come eupeptico (sostanza di

intenso sapore amaro che favorisce la digestione) e carminativo (sostanza che favorisce l'eliminazione di gas dallo stomaco e

dall’intestino) (12).

L’assenzio possiede anche proprietà antimicrobiche. In un recente studio è stata osservata la capacità dell’olio essenziale di inibire

la crescita di Candida albicans e Saccharomyces cerevisiae (13).

L’assenzio esercita inoltre un effetto protettivo nei confronti di insulti tossici a carico del fegato che sembra essere parzialmente

associato all’inibizione degli enzimi microsomiali epatici. Uno studio effettuato sui ratti ha evidenziato che l’estratto crudo

della pianta somministrato per via orale alla dose di 500 mg/kg è in grado di esercitare sui roditori un’azione preventiva e curativa

nei confronti del danno epatico indotto da paracetamolo e da tetracloruro di carbonio (CCl4), due modelli sperimentali di

epatotossicità ampiamente utilizzati (14).

Altri effetti biologici determinati dal tujone derivano da studi effettuati su colture di cellule embrionali di fegato di pollo. Da

questi studi si evince che il tujone è porfirogenico (causa un accumulo di copro- e protoporfirina) e può essere responsabile

di porfiria acuta. L’accumulo di porfirina indotto dal terpene viene ulteriormente incentivato dalla contemporanea somministrazione

di desferossamina, un chelante per il ferro che inibisce la biosintesi dell’eme e mima il blocco che si verifica nei

casi di porfiria acuta. Da questi studi risulta pertanto che la somministrazione di tujone può essere pericolosa in pazienti con

deficit nella biosintesi dell’eme a livello epatico.

 

Tossicità

Nonostante presente in quantità minori rispetto al β-tujone, il principale responsabile degli effetti psicoattivi e tossici dell’assenzio

è considerato l’α-tujone.

La neurotossicità dell’α-tujone è stata associata alla sua capacità di bloccare a livello cerebrale i recettori dell’acido γ-aminobutirrico

(GABA). In particolare uno studio condotto da Hold e coll. (11) ha dimostrato che il tujone agisce da antagonista dei

recettori GABAA. L’α-tujone è circa 2-3 volte più attivo e quindi più tossico del β-tujone. Per quanto meno potenti dell’α-tujone,

i metaboliti 7-idrossi-α-tujone e deidro-α-tujone manifestano anch’essi effetti neurotossici. La riduzione dell’attività gabaergica

prodotta dall’α-tujone contenuto nell’assenzio sembra favorire l’insorgenza di scariche elettriche neuronali anomale

responsabili di manifestazioni cliniche di tipo comiziale (11,16). È stato ipotizzato che l’attività pro-convulsivante dell’α-tujone

possa essere correlata anche ad una riduzione della risposta del recettore 5-HT3 per la serotonina (17).

Il tujone, inoltre, in virtù della somiglianza strutturale col delta-9-tetraidrocannabinolo, principio attivo psicotropo della cannabis,

possiede una lieve affinità per i recettori dei cannabinoidi senza tuttavia indurre effetti cannabis-mimetici (18).

La comparsa di effetti tossici è concentrazione-dipendente. Estratti di assenzio somministrati per 13 settimane al ratto nell’acqua

da bere ad una concentrazione inferiore al 2% (equivalente a 1,27 g/Kg/die nei maschi e 2,06 g/Kg/die nelle femmine)

non producono effetti tossici (19).

L’Unione Europea nel 2002 ha redatto un documento circa la sicurezza nell’utilizzo di bevande alcoliche o alimenti contenenti

aromatizzanti a base di tujone. In questo contesto si è stabilito che il consumo di 1 litro di una bevanda alcolica (25 % di alcol)

contenente 5 mg/l di tujone determina in un adulto di 60 Kg di peso l’assunzione di una dose di tujone pari a 4,8 mg (0,08

mg/kg). Questi valori sono 100 volte inferiori a quelli stabiliti negli studi di NOEL (No Obseved Effect Level) sul ratto (NOEL

per le convulsioni nel ratto maschio: 12 mg/Kg) (1).

Dati relativi alla tossicità acuta del tujone Nel coniglio la DL50 dopo somministrazione endovenosa è 0,031 mg/Kg

Nel ratto la DL50 dopo somministrazione orale è di 500 mg/Kg.

 

Effetti avversi

I sintomi associati ad intossicazione acuta sono rappresentati da convulsioni (da scariche neuronali corticali), ipotensione da

vasodilatazione generalizzata, diminuzione del ritmo cardiaco ed difficoltà respiratorie.

In passato (XIX e del XX secolo), l’abuso cronico di absinthe (il liquore a base di assenzio) è stato accusato di essere il principale

responsabile dell’insorgenza di una sindrome definita col nome di “absintismo”, caratterizzata da una iniziale sensazione

di benessere cui facevano seguito allucinazioni ed un profondo stato depressivo. All’uso prolungato di assenzio veniva inoltre

ascritta l’insorgenza di convulsioni, cecità, allucinazioni e deterioramento mentale. Caratteristico è il caso di Vincent van Gogh

che negli ultimi anni della sua vita ha sperimentato allucinazioni, che sono state attribuite alla psicosi da cui era affetto. In realtà

è stato verificato che l’artista era un forte bevitore di absinthe ed aveva probabilmente sviluppato la sindrome dell’absintismo,

presumibilmente responsabile dei comportamenti anomali assunti dall’artista (20).

Tuttavia, studi recenti indicano che il reale contenuto di tujone nel liquore preparato secondo la ricetta originale non è sufficiente

a provocare gli effetti tossici che si manifestano in seguito ad assunzione cronica. Gli autori di queste ricerche suggeriscono

che gli “effetti non desiderati” osservati all’epoca potrebbero essere in realtà derivati dall’abuso cronico di alcol contenuto nel

liquore, dalla miscela di alcune erbe tossiche (Acorus calamus, Tanacetum vulgare) che venivano utilizzate come adulteranti del

liquore, o ancora, all’uso di adulteranti quali zinco o cloruro di antimonio (3).

Sebbene dunque i risultati degli studi effettuati sembrano dare ragione del fatto che il contenuto di tujone nel liquore di assenzio

sia piuttosto basso, occorre sottolineare tuttavia che esistono oggi diversi casi clinici in cui viene riportato il manifestarsi di

effetti avversi (attacchi epilettici) in individui che hanno assunto olio essenziale contenente tujone (1).

È stato riportato un caso clinico riferito ad un paziente ospedalizzato a causa di episodi convulsivi associati a rabdomiolisi,

insufficienza renale e scompenso cardiaco congestizio in seguito all’assunzione erronea di 10 ml di olio essenziale di assenzio.

La sintomatologia è regredita insieme ad una normalizzazione dei parametri di laboratorio dopo 17 giorni di degenza.

 

Interazioni farmacologiche

Negli animali da laboratorio, gli estratti di assenzio sono in grado di esercitare un effetto inibitorio sugli enzimi microsomiali

epatici e possono prolungare il sonno indotto dal pentobarbital e incrementare la tossicità della stricnina (14).

Poiché il tujone contenuto nell’assenzio può ridurre l’efficacia clinica del fenobarbital, con un meccanismo non ancora chiarito,

l’associazione con tale farmaco sarebbe da evitare.

 

Effetti in gravidanza

L’American Herbal Products Association ha assegnato l’assenzio alla classe 2b (non usare in gravidanza), 2c (non usare durante

l’allattamento) e 2d (non usare per lunghi periodi e non superare la dose consigliata) (23).

 

 


Fonte: Manuale sulle Smart Drugs del Ministero della Salute

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